INDICE
Perché Il Platano, la Redazione, p. 1
Il platano di Alfieri, di Roberto Marchetti, pp. 3-4
Benedetto Alfieri, di Silvia Taricco, pp. 5-9
Originalità di Mino Rosso, di Marzio Pinottini, pp. 10-15
Mino Rosso scultore, di Guido Seborga, pp. 16-17
Nobili falsari dell’Astigiano: i signori di Frinco, di Franco Goria, pp. 18-21
Una figura scomparsa “el magnan”, di Giacinto Grassi, pp. 22-23
INEDITI
Le poesie di Giuseppe Lazzarone, di Enzo Bagnadentro, pp. 24-30
TACCUINO PIEMONTESE
Giuseppe Manzone alla Promotrice, di Angelo Mistrangelo, pp. 32-33
La collezione Peggy Guggenheim alla Galleria Civica d’Arte Moderna, di Peggy Guggenheim (trad. Paola Radicati), pp. 34-39
Alessandro Lupo, di Angelo Mistrangelo, pp. 40-41
Graham Sutherland alla Galleria Narciso, di Sally Paola Anselmo, pp. 42-43
Jean-Jacques René alla Galleria Pirra, di Angelo Mistrangelo, p. 44
Per Lusardi poeta italiano a Torino, di Guido Seborga, pp. 45-48
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Spesso, andando per una via cittadina, vi sarà capitato di por mente alla targa che la intitolava e di esservi domandati, in quel modo fuggevole e quasi inconscio, alla Joyce, per intenderci: «Chissà chi era quel “Carneade”, chissà che cosa mai avrà fatto...». O, ancora, alzando, oltre il solito punto di vista, che mai oltrepassa, in genere, la misura-uomo, gli occhi su un qualche monumento, antico o meno, della città, vi sarete di nuovo sorpresi a chiedervi: «Chissà da chi, chissà quando sarà stato fatto...». Ecco, «il Platano» è nato con questo intendimento: rispondere, se possibile, a molte domande sulla nostra città, dar volto e personalità precise a tanti suoi figli. Perché una città è un qualcosa di vivo e di presente, sì, ma intessuto di cose passate: senza quei monumenti, senza quegli uomini, senza quel suo particolare sapore di antico o anche solo di vecchio – che è il sapore inconfondibile della nostra meravigliosa Europa – essa non sarebbe che uno squallido alveare umano, dove non vale, forse, la pena di vivere.
«Il Platano», dunque, nei suoi molti cerchi vuol riflettere tutti gli aspetti della nostra Asti e del suo «Contado»: la storia, la letteratura, l’arte, ma anche l’ecologia, l’agricoltura, la gastronomia ecc. Per questo, chi abbia fatto studi di cose astigiane, di qualsiasi tipo, sarà benvenuto al «Platano» e potrà dare la sua preziosa collaborazione. Sarà, soprattutto, un atto d’amore verso la città che gli ha dato i natali o che lo ha benevolmente adottato; un amore, ed è quasi superfluo sottolinearlo, che deve andare oltre ogni gioco di parte ed avere per unico scopo di contagiare di sé quanti, ancora indifferenti o superficiali, passano per le vie della nostra Città.
La Redazione